sabato 19 gennaio 2013

IL TE' .......ESPRESSIONE DI UN TRAUMA INFANTILE

Se vi trovate in un bar napoletano e chiedete un tè, non vi meravigliate se tutti vi guarderanno con compassionevole espressione, volendo rendersi partecipi del vostro malessere.
Ora vi starete chiedendo ma che c'entra il malessere con la richiesta di un tè? E poi di quale malessere trattasi?
E mal' e panz- il mal di pancia.
Ebbene si, nella mentalità napoletana, il tè rappresenta una sorte di medicamento naturale.
Infatti sin da piccoli si è abituati a consumare coattivamente il tè durante i periodi di malattia, con approcci e consumi diversi a seconda della fase evolutiva della patologia.
Poniamo il caso che siamo a letto con l'influenza, questo è il periodo, i primi due giorni generalmente non c'è appetito e spesso c'è presenza di vomito e diarrea, allora solo la sera, dopo aver trascorso la giornata a tirar fuori anche l'anima, arriva la mamma con una bella tazza fumante di tè e ci implora di bere un pò di tè, perchè altro non si può.
Successivamente quando la fase acuta è passata e la febbre sembra il nemico maggiore, sempre la mamma, mossa da umana pietà, siede fiera accanto al letto e ci offre sempre la tazza fumante di tè.......ma stavolta accompagnata da due o al massimo tre "squisite" fette biscottate, il tutto accompagnato dalla classica frase :<<devi mangiare qualcosa>>, e tu che superata la crisi mangeresti un bue intero, ti pieghi al triste destino e decidi che odierai per sempre il thè e anche le fette biscottate.
Così mentre il caffè per i napoletani rappresenta un concetto filosofico, un gesto d'amicizia e più, il tè è e resterà per sempre la bevanda "pe' mal e panz......."



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