sabato 5 gennaio 2013

LA PASTIERA DELLA BEFANA

 Siamo al rush finale di un lungo periodo di festeggiamenti, corredato da pranzi e cene sontuosi e sul traguardo c'è la festa della befana, corruzione del nome Epifania che deriva dal greco ' epifaneia' e significa apparizione.
Questa ricorrenza ha un fascino particolare perchè fonde insieme tradizioni contadine, folklore e religione, tutte a rappresentare il vecchio che lascia spazio al nuovo.
Nelle tradizioni precristiane l'Epifania rappresentava la fine dell'anno passato che lasciava spazio all'anno nuovo.
Nell'antica Roma invece si credeva che nelle dodici notti tra il solstizio d'inverno e l'inizio dell'anno lunare, figure femminili volassero sui campi seminati per propiziare i raccolti del nuovo anno.
In seguito la chiesa condannò queste credenze attribuendogli significati satanici, ma nelle convinzioni popolari queste figure rimasero presenti ed assunsero con il tempo la personificazione della nostra Befana.
A questa figura sono state attribuite tante leggende e la più nota narra che i re Magi, durante il loro viaggio verso Betlemme si fermarono a chiedere informazioni ad una vecchina, cercando poi di convincerla, senza riuscirci, a seguirli per venerare Gesù bambino.
Dopo, la vecchina pentita della sua decisione, uscì con un cesto colmo di doni alla ricerca dei Magi, e poichè non riuscì a trovarli, distribuì i doni ai bambini che incontrava. Di qui la consuetudine di regalare dolci e doni ai bambini.
Nel corso del tempo ogni popolo ha consolidato la propria tradizione legata alla Befana ed anche in Italia vi sono tante manifestazioni folkloristiche, ma soprattutto ci sono molti dolci tipici che si preparano proprio in questo giorno.
Nella tradizione napoletana si prepara la prima pastiera dell'anno, perchè si celebra la Pasqua dell'Epifania, ossia la prima manifestazione di Gesù agli uomini, seguita poi dalla Pasqua di resurrezione e infine dalla Pasqua delle rose che è la pentecoste.
Come dice la grande scrittrice e conoscitrice Jeanne Carola Francesconi: la pastiera come gli struffoli è assai cara al nostro cuore, è quasi un'intima parte di noi stessi che annualmente riemerge, perfino in questa nostra era ansiosa di abolire ciò che è tradizionale.
Per chi volesse realizzare una pastiera per 10 persone circa, questa è la mia ricetta:

750 gr grano, (quello già cotto in barattolo)
750 gr ricotta rigorosamente romana,
600 gr zucchero,
9 uova,
150 gr canditi,
2/3 bustine di vanillina,
3 fialette aroma millefiori,
1 tazzina di liquore Strega oppure limoncello,
375 ml latte per cuocere il grano,
375 ml latte da unire alla ricotta.
Pasta frolla:
400 gr farina,
200 gr burro,
200 gr zucchero,
4 tuorli

Cottura in forno preriscaldato a 170° per circa 2 ore, la pastiera è un dolce che deve asciugarsi.
E' cotta quando la sua superficie è color miele.

Procedimento:
Metter il grano in una casseruolina con il latte (375 ml) con una noce di burro e qualche buccia di limone non trattata, lasciare asciugare finchè diventa una cremina. Lasciare freddare.
A parte passare la ricotta al setaccio o con lo schiacciapatate, questa operazione è importante perché con le fruste elettriche si romperebbero le strutture proteiche della ricotta con un risultato più acquoso.
Unire con una spatola lo zucchero, in un'altra terrina montare con le fruste le uova con gli aromi ed il latte (375ml), incorporarvi poi la ricotta, il grano freddo e i canditi, mescolare bene e lasciare riposare. Stendere la frolla preventivamente preparata e messa a riposare in frigo o luogo fresco, foderare 3 teglie da 22 cm imburrate, riempirle con la crema, disporvi sopra delle striscioline di pasta e porre in forno.
La pastiera va consumata dopo uno o due giorni di riposo e spolverizzata con zucchero al velo.

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