giovedì 2 maggio 2013

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“Milioni di casalinghe, molte di noi non hanno scelta”

LE DONNE Le casalinghe italiane sono quasi 5 milioni, di cui circa 800 mila under 35. 
C'è quella famosa, di Voghera. E poi ci sono quelle “disperate” della serie televisiva americana. Le casalinghe italiane, secondo gli ultimi dati Istat, sono quasi 5 milioni, 4 milioni 879 mila per esser precisi. Una donna su sei. Tra chi un lavoro fuori da casa non ce l'ha, ci sono anche molte giovani sotto i 35 anni: circa 800 mila. «Negli ultimi anni stiamo ringiovanendo», racconta Tina Leonzi, 82 anni, che 31 anni fa a Brescia ha fondato il Moica, Movimento italiano casalinghe. «Tra le iscritte ci sono molte giovani». Anche se bisogna distinguere tra quelle che la signora Tina chiama «casalinghe lavoratrici», a tempo parziale costrette a barcamenarsi tra lavoro, famiglia e bambini, e le «lavoratrici casalinghe», le donne che invece si occupano della casa a tempo pieno. 
Il problema del nostro Paese, continua Tina Leonzi, «è la mancanza di opportunità di lavoro che permettano di conciliare l'occupazione con la famiglia e molte donne non hanno libertà di scelta». È qui che arriva un'altra distinzione: tra «casalinghe per scelta» e «casalinghe obbligate», quelle che sono costrette a restare a casa ma che un lavoro lo vorrebbero eccome. Queste ultime sarebbero la maggior parte, se è vero che secondo i dati Istat le donne inattive disposte a lavorare sono più del 16%, quattro volte sopra la media europea.
«In un Paese come l'Italia che offre pochi servizi per la famiglia, le casalinghe hanno un valore educativo-assistenziale enorme», dice la presidente del Moica. Oltre che «un grande valore economico». «Se non ci fossero le mamme o le nonne, come farebbero molte famiglie a conciliare lavoro e famiglia?», si chiede. «Chi andrebbe a prendere o a portare i bambini all'asilo visto che gli orari non si conciliano mai con quelli degli uffici? La realtà è che noi facciamo risparmiare tanti soldi allo Stato».
Dal 2004 a oggi, le casalinghe in Italia sono diminuite solo del 5,9 per cento. Ma in alcune zone la percentuale è addirittura aumentata. Come nel Mezzogiorno, dove si trova il 49,6% delle donne che si dedicano solo a casa e famiglia: 2 milioni 419mila, che nel 2011 hanno superato addirittura il numero delle occupate. E non basta a giustificare il quadro il piccolo aumento di uomini che si dichiarano casalinghi, per lo più disoccupati che hanno perso il lavoro in un momento di crisi: 63 mila in età lavorativa e 85 mila dai 15 anni in su.
«Basta, però, continuare a pensare alle casalinghe come le donne con i bigodini in testa e la vestaglia sdrucita», precisa la presidente del Moica. «Se si pensa questo non si è capito proprio nulla». La casalinga, dice, «non è una persona di serie B chiusa nelle quattro mura della sua casa. C'è invece grande attenzione al mondo esterno attraverso il lavoro del marito e la scuola dei figli». E a vedere le attività del Moica, queste casalinghe sono tutt'altro che casa e chiesa. «Ogni quindici giorni ci sono gli incontri culturali su un tema proposto dalla sede centrale, poi abbiamo lanciato l'iniziativa “Vi racconto il mio Paese” in cui le donne immigrate iscritte raccontano usi e costumi dei Paesi di provenienza e anche un'altra campagna sulla sicurezza stradale, che riguarda tanto i nostri figli e nipoti». E poi ancora: mostre di pittura e fotografia, corsi di cultura politica («perché anche noi seguiamo la campagna elettorale»), visite ai musei, premi letterari e di poesia. Insomma il contrario dell'immagine della casalinga frustrata e ignorante. «A Pistoia abbiamo fondato anche il primo museo del ricamo d'Italia», aggiunge Tina Leonzi con orgoglio. 
Eppure le casalinghe d'Italia hanno poche, o quasi nessuna, tutela. E nelle statistiche le famiglie monoreddito figurano sempre tra le categorie più povere del Paese. Secondo i dati del Rapporto annuale 2012 dell'Istat, oltre un quinto degli anziani poveri è rappresentato da casalinghe. E in base al Rapporto povertà 2012 della Caritas italiana, negli ultimi tre anni le richieste di aiuto ai centri Caritas da parte di casalinghe sono aumentate del 177,8 per cento.
Le leggi italiane che interessano le casalinghe sono due. Una, la 565 del 1996, ha istituito il “Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari”. Al momento dell'iscrizione, la casalinga può scegliere tra cinque diverse classi di contribuzione per assicurarsi la pensione. Versando un minimo di 25,82 euro, verrà accreditato un mese di contribuzione. «Ma la somma finale è bassissima», risponde Tina Leonzi. «Con quasi 26 euro al mese di contribuzione moltiplicati per tredici mesi, alla fine si arriva a poco più di 300 euro. Se li verso per vent'anni, alla fine si arriva a 6mila euro in tutto». Il Fondo, «è di una povertà tale che eroga 800 euro di pensione all'anno al totale delle donne che hanno pagato la cosiddetta mutualità pensione».  
La seconda norma che riguarda le “desperate housewives” di casa nostra è la 493 del 1999, quella sulle “Norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell'assicurazione contro gli infortuni domestici”, che ha introdotto un fondo autonomo speciale per l'assicurazione delle casalinghe. Al 31 dicembre 2011 risultavano iscritte 1.732.270 casalinghe, di cui meno di 20mila uomini. Secondo il rapporto annuale dell'Inail, in Italia ogni anno circa il 5% della popolazione è vittima di un infortunio domestico. Una percentuale che sale al 7% nelle donne. L'assicurazione per le casalinghe dell'Inail prevede un versamento annuo di 12,91 euro, che garantisce una assicurazione in caso di invalidità o di morte. «Ma non è sufficiente», dice tina Leonzi, «soprattutto perché copre solo le conseguenze permanenti ma non le invalidità temporanee derivanti dagli infortuni. Saremmo disposte a pagare di più se ci garantissero maggiori tutele».
Intanto, anche questa volta Internet aiuta a fare rete tra i fornelli e le lavanderie di tutta Italia. È quello che ha fatto Giorgia Giorgi, casalinga da circa dieci anni e fondatrice de La Casalinga Ideale.it, portale dedicato a chi lavora in casa. «Care “colleghe”», si legge nel messaggio di benvenuto, «se tra una lavatrice e un sugo al ragù siete riuscite ad arrivare fin qui, approfittatene pure e venite a scoprire novità e curiosità dello strano mondo delle massaie!! Questo sito è stato appositamente studiato per noi: in primis donne e poi... mamme, mogli, figlie, amanti, tate, colf...ecc». Dopo aver lavorato come «ragioniera a tempo pieno», racconta Giorgia,  «una volta finito di pagare il mutuo ho scelto di occuparmi della famiglia». «Non me ne sono mai pentita», precisa, «anzi nel frattempo mio marito e io abbiamo voluto un terzo figlio. Confesso che oggi arrivare a fine mese col solo stipendio da “pompiere” del marito è sempre più difficile, ma riesco a godermi i figli, la casa e ogni giorno sfido le mie capacità imprenditoriali per far quadrare il bilancio familiare».  
La Casalinga Ideale nasce sette anni fa. «Per gioco», racconta, «ma subito è diventato un punto di riferimento per molte donne (e non solo) che cercano un confronto e condividono ricette e consigli sulla casa e sul risparmio». Curiosando nel sito ci si imbatte nella rubrica “Casa dop (dinamica ordinata pulita)”, e nei video tutorial, che insegnano per esempio ad appaiare i calzini. Basta una webcam puntata sull'asse da stiro e il gioco è fatto. «Al contrario di come si può immaginare», dice Giorgia, «sono soprattutto le donne che lavorano a consultare spesso il forum per ottimizzare il poco tempo che hanno a disposizione per la casa». E gli iscritti alla mailing list oggi sono circa 4.600: «prevalentemente donne, anche se non mancano pochi ma coraggiosi maschietti, che per necessità o curiosità vengono a chiedere consiglio».
«Perché fare la casalinga è faticoso», confessa Tina Leonzi, vedova da più di 18 anni dopo 41 anni di matrimonio. «La giornata è sempre impegnata al massimo. Tutti approfittano della mamma e della moglie lasciando la casa come un campo di battaglia. Mi sono sempre sentita dire: “Beata te che stai in casa”. In realtà si fa molta fatica». Soprattutto se sei la presidente del Moica e, nonostante gli 82 anni, attraversi l'Italia in lungo e in largo tra incontri, convegni e appuntamenti. «Spesso mi chiedono come è possibile, alla mia età, sostenere questi ritmi», confessa. E se alla signora Leonzi si chiede se «ha mai lavorato?», lei corregge subito il tiro e dice: «Lavorato all'esterno della casa, vorrà dire». E comunque «sì», racconta, «ma solo prima del matrimonio. Allora si usava che quando ci si sposava si smetteva di lavorare». Ma «non ho mai avuto nessun complesso di inferiorità rispetto alle mie amiche che invece lavoravano», confessa. «Poi quando i miei tre ragazzi sono diventati più grandi, ho cominciato a dedicarmi ad altre attività per studiare la condizione femminile in generale. Allora nessuno parlava delle casalinghe». E i tempi in cui una casalinga era candidata al Parlamento erano ancora molto lontani. 
È così che nasce il Movimento italiano casalinghe, nel 1982. «Le donne che lavoravano avevano un ordine, un sindacato. Le casalinghe no», racconta Leonzi. «Abbiamo cominciato così con quattro amiche. Poi abbiamo stilato uno statuto. E ora il Moica conta 107 gruppi sparsi in tutta Italia e qualche decina di migliaia di iscritti. Anche uomini, ma sono pochi e a dire la verità non li andiamo a cercare». Ma anche i colleghi dell'altro sesso, dal canto loro, si sono organizzati, nel 2003, con la costituzione dell'Associazione uomini casalinghi, Asuc, che ad oggi conta 5.638 iscritti. «Per l'uomo moderno che cresce e abita la casa», recita lo slogan.
L'altra grande associazione delle casalinghe italiane è Federcasalinghe, anche questa nata nel 1982 e presieduta da Federica Rossi Gasparrini, già vice presidente mondiale e presidente nazionale del Movimento delle madri, sottosegretaria del governo Prodi dal 1996 al 1998 e deputata dal 2006 al 2008 con l'Italia dei valori. Con circa 100 sportelli per tutta Italia, Federcasalinghe svolge anche un servizio informativo in collaborazione con l’Inail sulla legge relativa agli infortuni domestici. E in vista delle elezioni ha stilato un elenco di cinque proposte da sottoporre ai partiti: «1) Dare forza, sostanza e sostegno alle norme sul part-time, lavoro occasionale e accessorio, sostegno in tutoraggio e finanziamenti alle piccole e medie imprese femminili; 2) investire sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, attraverso la verifica dell’applicazione delle norme esistenti; investire sulla sicurezza delle abitazioni, rinnovando il parco abitativo laddove non sicuro; migliorare e ampliare la legge 493/99; 3) approvare le norme per il fondo pensione Inps, proposte dall’Istituto stesso, riguardo la vecchia “pensione delle casalinghe”; 4) stabilire una percentuale obbligatoria pari almeno al 25% dei finanziamenti a favore della formazione delle donne che, lasciato il lavoro retribuito per motivi familiari, desiderano rientrarvi a pieno titolo; 5) leggi che favoriscano pienamente il ruolo di “madre” supportandolo anche con riconoscimenti economici e contributi pensionistici».
«Noi», prosegue Tina Leonzi, «stiamo anche discutendo nelle Commissioni parlamentari per proporre modifiche sostanziali soprattutto al sistema previdenziale. Abbiamo proposto al ministro Fornero, ad esempio, di totalizzare i contributi delle diverse stagioni della vita. Il punto è che in campagna elettorale tutti ti danno ragione, ma alla prova dei fatti poi se ne dimenticano». 
Provvedimenti che sembrano necessari per le casalinghe italiane, se è vero che, come è emerso da una ricerca del Centro studi donne e qualità della vita del 2011, le casalinghe di casa nostra sono le più disperate d'Europa. Con un tasso di insoddisfazione del 76%, sono davanti a spagnole (63%), francesi (57%) inglesi (51%) e tedesche (47%). E il 18% si lamenta di un marito poco attento che non aiuta in casa. Donne così scontente del loro destino che oltre la metà vorrebbe lasciare l'Italia. Tra le destinazioni preferite, Maldive, Hawaii e Mauritius. Ma anche i Paesi dell'Europa del Nord dove il ruolo della donna è più tutelato, come la Danimarca (14%), la Svezia (9%) o la Norvegia (8%).
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