martedì 16 luglio 2013

GLI ONESTI

Non è facile parlare di onestà perché talvolta non è chiaro neanche a noi che cosa voglia dire realmente essere “onesti”. Senza avere la pretesa di star qui a fare rivelazioni sconcertanti o di svelare verità sconosciute , io credo che l’onestà sia una scelta di vita, concreta ed arbitraria, si può scegliere di esserlo o di non esserlo onesti.
L'onestà è un obiettivo da raggiungere, un ideale che ci poniamo di raggiungere a scuola come al lavoro o nella vita di tutti i giorni.
Onesti si nasce per genetica e si diventa per educazione, e se è vero che (nessuno ci regala nulla cit. Roberta) è solo perchè si è scelto di stare dalla parte degli onesti.

GLI ONESTI
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi

principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per

abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci

niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in

denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il

guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre

persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli

a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano

che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo

facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano

abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri);

non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute

più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre

più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in

margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di

tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna

pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e

affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato

di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà

degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume

corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il

resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti,

per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato

ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.”

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

di Italo Calvino