mercoledì 26 febbraio 2014

Guida semiseria alle pizzerie napoletane, ‘e mmeglie r’o munno secondo Luca Auanasgheps 8 febbraio 2014 Prima Enrico Esposito, poi Claudia Cassese ci hanno segnalato questa divertentissima guida alle pizzerie napoletane. Ho chiesto a Luca, l’autore, di poterla riproporre su questo blog e lo ringrazio dell’autorizzazione. Non è un gourmet, ma come tutti i napoletani conosce la pizza. Chi è della città si godrà anche alcuni sfottò sui quartieri. Chi non è di Napoli può capire davvero cosa è la pizza per chi vive in questa metropoli. Strappa tante belle risate, fa tanta ironia in un settore in cui alcuni iniziano a prendersi troppo sul serio forse anche per colpa nostra. Il blog di Luca si chiana Auanasgheps e il link è questo Buon divertimento GUIDA ALLE MEGLIO PIZZERIE DEL MONDO, SECONDO ME. “Consigli e proposte su dove mangiare na grandapizza, pò vir tu.” e chi se la scorda, quella volta. avevo da poco compiuto otto anni. e coi miei andai a mangiare na margherita a sammarino. invece della mozzarella, teneva na specie di sottiletta sopra. e l’origano. mia mamma mi costrinse a mangiarla. giuro che piansi come doson cric quando il padre morì per arrecogliere il gelato caduto sul tappetino della macchina. (ma pò, zuzzù, te car ‘o gelat ncopp ‘o tappetino. e tu che fai. cerchi di raccoglierlo. e aropp t’o vuliss pure magnà, che dici. flash, mi dispiace, ma sei stato popio una delusione.) ma comungue, lo so mò che stai pensando. ua intimeno chiagniv pè ‘na pizza. eh. secondo me è nommale piangere per una pizza dimmerda. perchè la pizza dimmerda è quasi sempre mortale. esci dalla pizzeria sculettando come wupi golberg, e s’ignomma sullo stommaco per giorni. ecco quindi perchè mi so deciso a scrivere sta piccola guida. perchè da oggi in poi nessuno dovrà più versare manco na lacrima. (excusatio non petita. le seguenti sono solo mie opinioni. esse sono esclusivamente il frutto della mia cervella dopo aver assaggiato un cumulo di pizze in una caterva di pizzerie. non tengo niente da spartere co nessuno. quindi, nun ve pigliate collera. semplicemente vi indico dove porterei un amico tedesco che viene da queste parti, e va trovando ‘na bella pizza. però gli faccio prima na raccomandazione. fratè, te port a magnà nu capolavor, però t’e a luà sti cazettin ch’e sandali. e lui direbbe was sagst du denn da. e io direi abbuò ja, tienatelle, macché me ne fotte.) procediamo – in rigoroso ordine alfabetico. add’e figliole Franco e Carmela Apetino, Pizzeria De’ Figliole foto m.p. signori e signore nostro che sei nei cieli, la pizza fritta. sto localino fa solo quella, da tremila anni, da ventinovemila generazioni. e si vede. nelle vene di questi simpaticissimi vecchietti (e parenti) scorre olio bollente. in campania forse solo mia mamma consuma più olio, rispetto a loro. ma la cosa incredibile è che è una pizza leggerissima. non è enorme, ma è pur sempre un ripieno fritto co’ cicoli e ricotta. e intanto te lo mangi e si scioglie in bocca come una meringa, e dopo potresti pure andare a farti la maratona di niu iork. ma pò ti ricordi che a quella maratona ci va pure giannimorandi, e allò pienz no vabbuò, me stong a cas, n’esist che mi faccio sorpassare da giannimorandi. da segnalare, oltre alla classica, la splendida chicchinese, e pure quella co le scarole. da gaetano Pizzeria da Gaetano piccola pizzeria su due livelli, situata nei pressi di porta capuana, in quella zona dove anni fa girarono resident evil due – la sfaccimma della gente. in questo localino potresti incontrare pure a pinomauro, perchè è sempre inspiegabilmente (se non per la posizione) poco affollato, rispetto alle altre pizzerie del centro. ma sforna miracoli gastronomici che ti fanno credere nella vita dopo la morte. è come se si riuscissero a sentire anche le impronte del pizzaiolo in quell’impasto, e la cottura è da manuale. valla a provare, e famm sapè. decumani Giovanni ed Enzo l’idea di mangiare su superfici di marmo ha, per il sottoscritto, un fascino incredibile. inoltre, sti signori sanno bene come si prepara un apprezzabilissimo souvenir di napoli p’o stomm’c. bravi e sinceri. di matteo ingresso della pizzeria Di Matteo con il banco leccornie foto m.p. il classico nove vestito da sei. sembra che tutto il mondo cambi, si evolva, si trasformi, ma di matteo resta sempre uguale a sè stesso. che non è na cosa malamente, se la pizza si mantiene su quegli standard. infatti per molti è tra le prime tre a napoli, e quindi nel mondo, e quindi ai tribunali. economicissimo, co tre euro di robba ammiscata della vetrina (tra cui una maestosa frittatina descritta pure negli annales di tacito) si può tranquillare imbandire un buffè a un matrimonio. gorizia L’attrice Leda Gys mentre gira un film davanti alla pizzeria Gorizia nel 1924 perfetta per la sana dieta vomerese, che prevede sanzioni pecuniarie per chi sfora la razione giornaliera di carboidrati, fa una pizza grande quanto quella a portafoglio che gli universitati del centro storico si mangiano come spuntino. però è veramente eccezionale, tanto che ne puoi riconoscere tutti i sapori. gentile al palato, fragrante e garbata, intimeno l’aglio tiene la erre moscia. la figlia del presidente Maria Cacialli, La Figlia del Presidente non penso che sia gestita veramente da celsi clinton, quel commò della figlia del presidente mericano, ma comunque è quella che preferisco tra tutti i parenti del presidente che si so aperti na pizzeria. la notizia Enzo Coccia abbuò, qua entriamo in un’altra capata. perchè gli ingredienti della tua pizza te li va a prendere direttamente il pizzaiolo in un mercatino rionale sull’everest. l’aglio della patagonia, l’auliv ro madagascar, il piennolo del signor gargiulo ncopp ‘o capriccio. cioè alla notizia non ti vai a mangiare solo na pizza, ma vai a godere del sudore, dell’esperienza e del tempo perso per cogliere ‘a vasenicola nella settimana giusta, nella zona ideale, innaffiata co l’acqua di montevergine. è n’esperienza multisensoriale, va oltre la fame, e quindi non ti accostare popio se sei appena uscito dal ramadan. un pò più cara di quelle del centro, ma pagherai il conto co la faccia di de niro nel finale di c’era una volta in america. lievito madre Gino Sorbillo a Lievito Madre in Via Partenope sul Lungomare sto parlando di sorbillo quello sul lungomare. dove puoi scattare na bella foto a na granda pizza co dietro il panorama più bello del mondo, e fai un figurone su feisbuk. qualcuno s’è lamentato perchè è più caro di quella ai tribunali. sarà pur vero, ma famm capì, se tu ti fitti un attico a via scarlatti lo paghi tal e quale a un monolocale sul doppio senso a casoria, nè. lombardi Pizzeria Lombardi onestissimo outsider, uno di quelli che ci entri la prima volta per caso e pensi azz lombà, sai campà. ripieno al forno uber alles. massè Ciro Salvo sul Gambero Rosso na bella terrazza a torre annunziata, servizio alberghiero che per poco non ti versano pure l’acqua quando tieni il bicchiere vacante. ma soprattutto ti fanno alleccare i baffi, e i prezzi non sono per nulla eccessivi. michele Pizzeria Da Michele (Foto Luigi Savino) quante volte avrai sentito dire allo scinziato di turno abbuò, si vuò magnà ‘a meglia pizz ‘e napule, devi andare solo da michele. egli però offre solo due tipologie, e cioè la margherita (anche con doppia mozzarella), e la marinara. quindi se già vuoi un fatto co’ sopra parmiggiana di iustell imbottita co lasagna, allò non è cosa. ma non è cosa manco se vuoi stare solo tu, quando magari ti ha appena appeso la tua ragazza e ti senti come a giacomoleopardo. perchè già solitamente nelle altre pizzerie c stà nu burdell ‘e pazz, ma in questa addirittura ti fanno sedere affianco a gente che non hai mai visto prima, gente che non aspetta altro che chiacchierare per ore, magnann-magnann. giapponesi, svedesi, tedeschi, caivanesi, frattesi, coreani, puteolani, gent ro pallunett, carcerati, guardi, studenti, professori. perchè se la morte è na livella, michele lo è ancora di più. pellone Pizzeria Pellone: due dei fratelli De Luca, Franco e Mimmo – foto di Monica Piscitelli quando chiedi una margherita con bufala, pellone ti mette la bufala. ma una bufala ovèr, na vufarella, che caccia ancora il latte dalle mammelle. essa la vedi pascolare su na pizza enorme, che la devi tagliare girando attorno al tavolo. motivo per il quale è solitamente una cena completa per nnammuratielli, in modo che la dividi co chi ami. se invece tieni intenzione di prendere il leggendario ripieno fritto, allò è meglio se vai dopo na partita di calcetto, co tutta la squadra. e forse riuscirete a finirlo. se a porta tieni a giulianoferraro. solo un aggettivo: A.B.NORME. pepe in grani Franco pepe (Foto di Albert Sapere) una poesia, per molte guide è attualmente la migliore pizza dell’universo. in provincia di caserta, a caiazzo, in un vicariello di un borgo medievale. ci andammo in un anonimo giovedì di agosto, ed era prenotato fino al duemilaventitre. motivo per il quale preferimmo prenderla da asporto. provai quattro spicchi diversi, tra cui una co le cipolle. la mangiai come pullecenella, in piedi, col cartone poggiato su un muretto co la sfraveca. suprema. un gusto assai raffinato, e soprattutto leggerissima. ho avuto modo anche di ammirarne le sale interne e l’incantevole terrazza. tengono pure na bella selezione di birre artigianali. praticamente manca solo un pianoforte co keith jarrett per morire di sindrome di stendhal. pizzeria dell’angelo Pizzeria dell’Angelo qui non ho mai testato null’altro che la specialità, quella col cornicione ripieno. sicuramente merita, ma non ho un ricordo nitido di tutto il resto. da rivedere. salvo Pizzeria Fratelli Salvo come la notizia, si inserisce in quella categoria di locali dove i nomi delle pizze sul menu superano le millecinquecento battute. pur essendo in provincia, è assai rinomata, e spesso infatti partono pullman turistici da piazza garibaldi, direzione san giorgio a cremano. ricordo un servizio velocissimo, nonostante all’interno ci fosse una densità di popolazione pari solo a quella di un bancolotto nella pignasecca. sorbillo la pizza margherita di Sorbillo ai Tribunali quando sul giornale si parla di qualcosa, c’è sempre la fotografia di sorbillo co na pizza commemorativa in mano. muore andreotto, lui se ne esce co la pizza co la gobba ripiena. distruggono le torri gemelle, lui fa la pizza col centro direzionale sopra. scippano un telefonino, lui crea la pizza a forma di startac co le olive gsm. questo perchè egli ha capito, forse per primo in questo campo, che dobbiamo iniziare a vendere meglio quello che abbiamo. senza fare sempre gli antipatichi, quei fatti tipo napoli chestè e si nun t piac vattenn. detto questo, è sempre un piacere mangiare da lui. sfoglia sottile, cornicione che esce dal piatto, e tiene pure il balconcino per fumare na sigaretta affacciato sui tribunali. peccato per l’attesa, a volte sembra di stare accampati fuori all’eppol store quella mattina che arrivano i primi aifon 5s, dove la s sta appunto per sorbillo. starita Pizza margherita Antonio Starita dimensioni che sfiorano la mignon, ma la noci&fiorilli basterebbe da sola per fondare una nuova religione, lo staritismo. un culto della morbidezza, un cornicione alto e orgoglioso, condimenti che cantano aaaaa mmm’è bell ‘o magnaaaà. l’unica cosa che solitamente evito so quei cazzo di angioletti, salati o dolci, che m’abboffano inutilmente. noci&fiorilli, sient a mme, nun t scurdà. trianon Angelo Greco e Giuseppe Fuffaro, soci di Trianon foto Monica Piscitelli tre piani di tavoli, è difficile che non trovi posto. l’arredamento è simile ai bordelli degli anni cinquanta. specchi p tutt part, cartelli old style, sedie come quelle del bar mario. essi sfornano dischi sottilissimi, splendidi esemplari di ruota di carro, che puoi scegliere in un menu senza particolari piriti sanguigni. conto onesto, co na decina di euro mangia tutta la famiglia del reverendo camden. quindi, se non hai voglia di aspettare che esca un posto in una sala claustrofobica co quattro-cinque coperti, allò è qua che ti devi menare. e mangerai na marinara che è la fine del mondo. tutino a porta nolana Ciro Tutino al lavoro fotomonicapiscitelli LA pizza a libretto, a portafogli, boh, nossacc comm s chiamm, chella là c’a fai quatt part e t’a magn. vesi La Pizzeria Vesi di Piazza Miraglia rinnovata quella fuori al vecchio policlinico è un’ottima alternativa all’attesa, spesso estenuante, del vicino sorbillo. però ricordo con particolare imbarazzo il servizio di una sera. prima cosa, il cameriere si presentò co le birre ordinate, e invece di posarle sul tavolo disse tiè, brandendola a mezz’aria. dopo un quarto d’ora ci portò le pizze. ma non tutte, perchè ad un amico disse sient la tua **** non si può fare perchè manca la ****. cioè io ti ordino na pizza, e già là dotresti dirmi quello che si può fare e quello che non si può fare. poi porti la comanda al pizzaiolo, e almeno là potrebbero comunicarti che mancano alcuni ingredienti. e invece no. aspetti di servire la pizza a tutti gli altri commensali, per dirmi che devo cambiare pizza e quindi aspettarla comm ocazz guardando i miei amici che mangiano. a parte quest’aneddoto, ‘a pizz er’ bon’ assai. veloce off-topic: se bell e buono ci mettiamo a filosofeggiare sulle focacce, non possiamo dimenticare fermo pizza al vomero e la focaccia a fuorigrotta. ————————— bene. ho cercato di parlare solo di quelle pizzerie nelle quali porterei l’amico tedesco, per sparagnarmi figure dimmerda. (a dir la verità, la pizza da ste parti è quasi sempre decente. ma ce ne stanno due o tre che mi fanno schifo proprio. e per questo non le ho inserite, perchè l’arraggia mi avrebbe tolto la lucidità per descriverle.) chi sa però quante me ne so scordate, e quante ancora non ho visitato. infatti al mio elenco, ascoltando i consigli di amici e conoscenti, mancano sicuramente di napoli, la masardona, attilio, acunzo, gaetano nel perrone, fresco sul lungomare. perciò fatemi sapere, suggeritemi nuove avventure. le aggiungerò volentieri alla mia vita, e pure qui sopra. senza la pretesa di stilare classifiche, tanto nessuno vince niente. è solo un fatto tipo che io vengo vicino a te, ti piglio sotto al braccio e ti dico fratè, sient a mme, jamm’c a magnà na bella pizza, t port io, ma pav’ tu. ciao.



Guida semiseria alle pizzerie napoletane, ‘e mmeglie r’o munno secondo Luca Auanasgheps

8 febbraio 2014



Prima Enrico Esposito, poi Claudia Cassese ci hanno segnalato questa divertentissima guida alle pizzerie napoletane. Ho chiesto a Luca, l’autore, di poterla riproporre su questo blog e lo ringrazio dell’autorizzazione. Non è un gourmet, ma come tutti i napoletani conosce la pizza. Chi è della città si godrà anche alcuni sfottò sui quartieri. Chi non è di Napoli può capire davvero cosa è la pizza per chi vive in questa metropoli. Strappa tante belle risate, fa tanta ironia in un settore in cui alcuni iniziano a prendersi troppo sul serio forse anche per colpa nostra.
Il blog di Luca si chiana Auanasgheps e il link è questo
Buon divertimento
GUIDA ALLE MEGLIO PIZZERIE DEL MONDO, SECONDO ME.
“Consigli e proposte su dove mangiare na grandapizza, pò vir tu.”

e chi se la scorda, quella volta.
avevo da poco compiuto otto anni.
e coi miei andai a mangiare na margherita a sammarino.
invece della mozzarella, teneva na specie di sottiletta sopra.
e l’origano.
mia mamma mi costrinse a mangiarla.
giuro che piansi come doson cric quando il padre morì per arrecogliere il gelato caduto sul tappetino della macchina.
(ma pò, zuzzù, te car ‘o gelat ncopp ‘o tappetino.
e tu che fai.
cerchi di raccoglierlo.
e aropp t’o vuliss pure magnà, che dici.
flash, mi dispiace, ma sei stato popio una delusione.)

ma comungue, lo so mò che stai pensando.
ua intimeno chiagniv pè ‘na pizza.
eh.
secondo me è nommale piangere per una pizza dimmerda.
perchè la pizza dimmerda è quasi sempre mortale.
esci dalla pizzeria sculettando come wupi golberg, e s’ignomma sullo stommaco per giorni.

ecco quindi perchè mi so deciso a scrivere sta piccola guida.
perchè da oggi in poi nessuno dovrà più versare manco na lacrima.
(excusatio non petita.
le seguenti sono solo mie opinioni.
esse sono esclusivamente il frutto della mia cervella dopo aver assaggiato un cumulo di pizze in una caterva di pizzerie.
non tengo niente da spartere co nessuno.
quindi, nun ve pigliate collera.
semplicemente vi indico dove porterei un amico tedesco che viene da queste parti, e va trovando ‘na bella pizza.
però gli faccio prima na raccomandazione.
fratè, te port a magnà nu capolavor, però t’e a luà sti cazettin ch’e sandali.
e lui direbbe was sagst du denn da.
e io direi abbuò ja, tienatelle, macché me ne fotte.)

procediamo – in rigoroso ordine alfabetico.

add’e figliole


Franco e Carmela Apetino, Pizzeria De’ Figliole foto m.p.

signori e signore nostro che sei nei cieli, la pizza fritta.
sto localino fa solo quella, da tremila anni, da ventinovemila generazioni.
e si vede.
nelle vene di questi simpaticissimi vecchietti (e parenti) scorre olio bollente.
in campania forse solo mia mamma consuma più olio, rispetto a loro.
ma la cosa incredibile è che è una pizza leggerissima.
non è enorme, ma è pur sempre un ripieno fritto co’ cicoli e ricotta.
e intanto te lo mangi e si scioglie in bocca come una meringa, e dopo potresti pure andare a farti la maratona di niu iork.
ma pò ti ricordi che a quella maratona ci va pure giannimorandi, e allò pienz no vabbuò, me stong a cas, n’esist che mi faccio sorpassare da giannimorandi.
da segnalare, oltre alla classica, la splendida chicchinese, e pure quella co le scarole.

da gaetano


Pizzeria da Gaetano

piccola pizzeria su due livelli, situata nei pressi di porta capuana, in quella zona dove anni fa girarono resident evil due – la sfaccimma della gente.
in questo localino potresti incontrare pure a pinomauro, perchè è sempre inspiegabilmente (se non per la posizione) poco affollato, rispetto alle altre pizzerie del centro.
ma sforna miracoli gastronomici che ti fanno credere nella vita dopo la morte.
è come se si riuscissero a sentire anche le impronte del pizzaiolo in quell’impasto, e la cottura è da manuale.
valla a provare, e famm sapè.

decumani



Giovanni ed Enzo

l’idea di mangiare su superfici di marmo ha, per il sottoscritto, un fascino incredibile.
inoltre, sti signori sanno bene come si prepara un apprezzabilissimo souvenir di napoli p’o stomm’c.
bravi e sinceri.

di matteo


ingresso della pizzeria Di Matteo con il banco leccornie foto m.p.

il classico nove vestito da sei.
sembra che tutto il mondo cambi, si evolva, si trasformi, ma di matteo resta sempre uguale a sè stesso.
che non è na cosa malamente, se la pizza si mantiene su quegli standard.
infatti per molti è tra le prime tre a napoli, e quindi nel mondo, e quindi ai tribunali.
economicissimo, co tre euro di robba ammiscata della vetrina (tra cui una maestosa frittatina descritta pure negli annales di tacito) si può tranquillare imbandire un buffè a un matrimonio.

gorizia


L’attrice Leda Gys mentre gira un film davanti alla pizzeria Gorizia nel 1924

perfetta per la sana dieta vomerese, che prevede sanzioni pecuniarie per chi sfora la razione giornaliera di carboidrati, fa una pizza grande quanto quella a portafoglio che gli universitati del centro storico si mangiano come spuntino.
però è veramente eccezionale, tanto che ne puoi riconoscere tutti i sapori.
gentile al palato, fragrante e garbata, intimeno l’aglio tiene la erre moscia.

la figlia del presidente


Maria Cacialli, La Figlia del Presidente

non penso che sia gestita veramente da celsi clinton, quel commò della figlia del presidente mericano, ma comunque è quella che preferisco tra tutti i parenti del presidente che si so aperti na pizzeria.

la notizia



Enzo Coccia

abbuò, qua entriamo in un’altra capata.
perchè gli ingredienti della tua pizza te li va a prendere direttamente il pizzaiolo in un mercatino rionale sull’everest.
l’aglio della patagonia, l’auliv ro madagascar, il piennolo del signor gargiulo ncopp ‘o capriccio.
cioè alla notizia non ti vai a mangiare solo na pizza, ma vai a godere del sudore, dell’esperienza e del tempo perso per cogliere ‘a vasenicola nella settimana giusta, nella zona ideale, innaffiata co l’acqua di montevergine.
è n’esperienza multisensoriale, va oltre la fame, e quindi non ti accostare popio se sei appena uscito dal ramadan.
un pò più cara di quelle del centro, ma pagherai il conto co la faccia di de niro nel finale di c’era una volta in america.

lievito madre


Gino Sorbillo a Lievito Madre in Via Partenope sul Lungomare

sto parlando di sorbillo quello sul lungomare.
dove puoi scattare na bella foto a na granda pizza co dietro il panorama più bello del mondo, e fai un figurone su feisbuk.
qualcuno s’è lamentato perchè è più caro di quella ai tribunali.
sarà pur vero, ma famm capì, se tu ti fitti un attico a via scarlatti lo paghi tal e quale a un monolocale sul doppio senso a casoria, nè.

lombardi



Pizzeria Lombardi

onestissimo outsider, uno di quelli che ci entri la prima volta per caso e pensi azz lombà, sai campà.
ripieno al forno uber alles.

massè


Ciro Salvo sul Gambero Rosso

na bella terrazza a torre annunziata, servizio alberghiero che per poco non ti versano pure l’acqua quando tieni il bicchiere vacante.
ma soprattutto ti fanno alleccare i baffi, e i prezzi non sono per nulla eccessivi.

michele



Pizzeria Da Michele (Foto Luigi Savino)

quante volte avrai sentito dire allo scinziato di turno abbuò, si vuò magnà ‘a meglia pizz ‘e napule, devi andare solo da michele.

egli però offre solo due tipologie, e cioè la margherita (anche con doppia mozzarella), e la marinara.
quindi se già vuoi un fatto co’ sopra parmiggiana di iustell imbottita co lasagna, allò non è cosa.

ma non è cosa manco se vuoi stare solo tu, quando magari ti ha appena appeso la tua ragazza e ti senti come a giacomoleopardo.
perchè già solitamente nelle altre pizzerie c stà nu burdell ‘e pazz, ma in questa addirittura ti fanno sedere affianco a gente che non hai mai visto prima, gente che non aspetta altro che chiacchierare per ore, magnann-magnann.
giapponesi, svedesi, tedeschi, caivanesi, frattesi, coreani, puteolani, gent ro pallunett, carcerati, guardi, studenti, professori.

perchè se la morte è na livella, michele lo è ancora di più.

pellone



Pizzeria Pellone: due dei fratelli De Luca, Franco e Mimmo – foto di Monica Piscitelli

quando chiedi una margherita con bufala, pellone ti mette la bufala.
ma una bufala ovèr, na vufarella, che caccia ancora il latte dalle mammelle.

essa la vedi pascolare su na pizza enorme, che la devi tagliare girando attorno al tavolo.
motivo per il quale è solitamente una cena completa per nnammuratielli, in modo che la dividi co chi ami.
se invece tieni intenzione di prendere il leggendario ripieno fritto, allò è meglio se vai dopo na partita di calcetto, co tutta la squadra.
e forse riuscirete a finirlo.
se a porta tieni a giulianoferraro.

solo un aggettivo: A.B.NORME.

pepe in grani



Franco pepe (Foto di Albert Sapere)

una poesia, per molte guide è attualmente la migliore pizza dell’universo.
in provincia di caserta, a caiazzo, in un vicariello di un borgo medievale.
ci andammo in un anonimo giovedì di agosto, ed era prenotato fino al duemilaventitre.
motivo per il quale preferimmo prenderla da asporto.

provai quattro spicchi diversi, tra cui una co le cipolle.
la mangiai come pullecenella, in piedi, col cartone poggiato su un muretto co la sfraveca.
suprema.
un gusto assai raffinato, e soprattutto leggerissima.

ho avuto modo anche di ammirarne le sale interne e l’incantevole terrazza.
tengono pure na bella selezione di birre artigianali.
praticamente manca solo un pianoforte co keith jarrett per morire di sindrome di stendhal.

pizzeria dell’angelo


Pizzeria dell’Angelo

qui non ho mai testato null’altro che la specialità, quella col cornicione ripieno.
sicuramente merita, ma non ho un ricordo nitido di tutto il resto.
da rivedere.

salvo



Pizzeria Fratelli Salvo

come la notizia, si inserisce in quella categoria di locali dove i nomi delle pizze sul menu superano le millecinquecento battute.
pur essendo in provincia, è assai rinomata, e spesso infatti partono pullman turistici da piazza garibaldi, direzione san giorgio a cremano.
ricordo un servizio velocissimo, nonostante all’interno ci fosse una densità di popolazione pari solo a quella di un bancolotto nella pignasecca.

sorbillo



la pizza margherita di Sorbillo ai Tribunali

quando sul giornale si parla di qualcosa, c’è sempre la fotografia di sorbillo co na pizza commemorativa in mano.

muore andreotto, lui se ne esce co la pizza co la gobba ripiena.
distruggono le torri gemelle, lui fa la pizza col centro direzionale sopra.
scippano un telefonino, lui crea la pizza a forma di startac co le olive gsm.

questo perchè egli ha capito, forse per primo in questo campo, che dobbiamo iniziare a vendere meglio quello che abbiamo.
senza fare sempre gli antipatichi, quei fatti tipo napoli chestè e si nun t piac vattenn.

detto questo, è sempre un piacere mangiare da lui.
sfoglia sottile, cornicione che esce dal piatto, e tiene pure il balconcino per fumare na sigaretta affacciato sui tribunali.
peccato per l’attesa, a volte sembra di stare accampati fuori all’eppol store quella mattina che arrivano i primiaifon 5s, dove la s sta appunto per sorbillo.

starita



Pizza margherita Antonio Starita




dimensioni che sfiorano la mignon, ma la noci&fiorilli basterebbe da sola per fondare una nuova religione, lostaritismo.

un culto della morbidezza, un cornicione alto e orgoglioso, condimenti che cantano aaaaa mmm’è bell ‘o magnaaaà.
l’unica cosa che solitamente evito so quei cazzo di angioletti, salati o dolci, che m’abboffano inutilmente.
noci&fiorilli, sient a mme, nun t scurdà.

trianon


Angelo Greco e Giuseppe Fuffaro, soci di Trianon foto Monica Piscitelli

tre piani di tavoli, è difficile che non trovi posto.
l’arredamento è simile ai bordelli degli anni cinquanta.
specchi p tutt part, cartelli old style, sedie come quelle del bar mario.

essi sfornano dischi sottilissimi, splendidi esemplari di ruota di carro, che puoi scegliere in un menu senza particolari piriti sanguigni.
conto onesto, co na decina di euro mangia tutta la famiglia del reverendo camden.

quindi, se non hai voglia di aspettare che esca un posto in una sala claustrofobica co quattro-cinque coperti, allò è qua che ti devi menare.
e mangerai na marinara che è la fine del mondo.

tutino a porta nolana


Ciro Tutino al lavoro fotomonicapiscitelli

LA pizza a libretto, a portafogli, boh, nossacc comm s chiamm, chella là c’a fai quatt part e t’a magn.

vesi


La Pizzeria Vesi di Piazza Miraglia rinnovata

quella fuori al vecchio policlinico è un’ottima alternativa all’attesa, spesso estenuante, del vicino sorbillo.
però ricordo con particolare imbarazzo il servizio di una sera.

prima cosa, il cameriere si presentò co le birre ordinate, e invece di posarle sul tavolo disse tiè, brandendola a mezz’aria.
dopo un quarto d’ora ci portò le pizze.
ma non tutte, perchè ad un amico disse sient la tua **** non si può fare perchè manca la ****.
cioè io ti ordino na pizza, e già là dotresti dirmi quello che si può fare e quello che non si può fare.


poi porti la comanda al pizzaiolo, e almeno là potrebbero comunicarti che mancano alcuni ingredienti.
e invece no.
aspetti di servire la pizza a tutti gli altri commensali, per dirmi che devo cambiare pizza e quindi aspettarla comm ocazz guardando i miei amici che mangiano.
a parte quest’aneddoto, ‘a pizz er’ bon’ assai.

veloce off-topic: se bell e buono ci mettiamo a filosofeggiare sulle focacce, non possiamo dimenticare fermo pizza al vomero e la focaccia a fuorigrotta.

—————————

bene.
ho cercato di parlare solo di quelle pizzerie nelle quali porterei l’amico tedesco, per sparagnarmi figure dimmerda.

(a dir la verità, la pizza da ste parti è quasi sempre decente.
ma ce ne stanno due o tre che mi fanno schifo proprio.
e per questo non le ho inserite, perchè l’arraggia mi avrebbe tolto la lucidità per descriverle.)

chi sa però quante me ne so scordate, e quante ancora non ho visitato.
infatti al mio elenco, ascoltando i consigli di amici e conoscenti, mancano sicuramente di napoli, la masardona, attilio, acunzo, gaetano nel perrone, fresco sul lungomare.

perciò fatemi sapere, suggeritemi nuove avventure.
le aggiungerò volentieri alla mia vita, e pure qui sopra.
senza la pretesa di stilare classifiche, tanto nessuno vince niente.
è solo un fatto tipo che io vengo vicino a te, ti piglio sotto al braccio e ti dico fratè, sient a mme, jamm’c a magnà na bella pizza, t port io, ma pav’ tu.
ciao.

http://www.lucianopignataro.it/a/guida-alle-pizzerie-napoletane/64791/

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