martedì 19 marzo 2013

IL TEMA.......






  • Ciro 9 anni, e il suo tema. Le parole più belle...

    "Il 4 Marzo 2013 è stata incendiata la Città della Scienza e per me è stata una cosa bruttissima. Quando ho sentito la notizia io stavo per scoppiare in lacrime. Era stata fondata a Bagnoli di Napoli dove c'è molta concentrazione di malvivenza, ma poi è stata fatta li proprio per spaventare i malviventi che hanno paura della cultura, perchè sottrae persone alla criminalità. Poi chi ha bruciato questo posto ha bruciato il materiale ma non le nostre idee. Non farò mai e poi mai il malvivente perchè diventerò istruito e lavorerò. Ho dimenticato di dire che questa Città della Scienza è stata fondata da Vittorio Silvestrini che pensa che noi bambini cambieremo il mondo. Io appena penso alla Città della Scienza che è stata bruciata in fondo al cuore mi sento malissimo. Per diventare delle persone perbene ricordatevi queste solenni parole: bisogna rispettare sempre la legge e dire di no alla criminalità!"
    Ciro 9 anni, e il suo tema. Le parole più belle...

"Il 4 Marzo 2013 è stata incendita la Città della Scienza e per me è stata una cosa bruttissima. Quando ho sentito la notizia io stavo per scoppiare in lacrime. Era stata fondata a Bagnoli di Napoli dove c'è molta concentrazione di malvivenza, ma poi è stata fatta li proprio per spaventare i malviventi che hanno paura della cultura, perchè sottrae persone alla criminalità. Poi chi ha bruciato questo posto ha bruciato il materiale ma non le nostre idee. Non farò mai e poi mai il malvivente perchè diventerò istruito e lavorerò. Ho dimenticato di dire che questa Città della Scienza è stata fondata da Vittorio Silvestrini che pensa che noi bambini cambieremo il mondo. Io appena penso alla Città della Scienza che è stata bruciata in fondo al cuore mi sento malissimo. Per diventare delle persone perbene ricordatevi queste solenni parole: bisogna rispettare sempre la legge e dire di no alla criminalità!"

venerdì 15 marzo 2013

PANE E CIOCCOLATA, storie di uomini falena e bambini più intelligenti



Spesso si sente dire che i bambini di oggi sono più intelligenti dei bambini di ieri.
Basterebbe riflettere pochi minuti sull'enorme quantità di geni del passato per comprendere l'assoluta inesattezza di tale affermazione.
Il nostro mondo vive grazie a tecnologie avanzate e sofisticate perchè evidentemente ci sono stati dei bambini molto intelligenti che crescendo hanno lavorato per tutto questo.
Come molti esperti affermano i bambini di oggi hanno senz'altro maggiori stimolazioni e sono esposti a strumenti che permettono di raggiungere risultati più celeri.
Così può accadere che un bambino di otto anni, e penso al mio nipotino Manuel, può discutere tranquillamente con un adulto del caso dell'uomo falena, conoscendone tutti i dettagli e le caratteristiche e avendo la perspicacia di poter concludere che trattasi di una grande baggianata.
Quindi la differenza sostanziale tra i bambini di ieri e di oggi è rappresentata dagli strumenti ludici e educativi che un tempo si chiamavano libri, pallone, soldatini, biglie, bambole e oggi si chiamano computer, videogiochi, televisione.
In questo mondo di innovazione educativa anche il modo di alimentarsi è cambiato e quindi la classica merenda a base di pane e marmellata o pane e cioccolata è stata soppiantata da merende e snak confezionate e veloci da consumare.
Fortunatamente però in questo campo si sta verificando un'inversione di tendenza e molte mamme stanno riscoprendo la genuinità della merenda casalinga e soprattutto la gioia di realizzarla con le proprie mani, al fine di nutrirli e coccolarli al contempo.
A tal propsito voglio ricordare che Manuel, grande esperto di computer e uomini falena è cresciuto a muffin e ciambelle, quindi se risulta un bambino "più intelligente", è sicuramente merito anche delle merende casalinghe.

PANE MORBIDO:
550 gr farina,
300 gr acqua tiepida,
50 gr olio evo,
2 cucchiaini di zucchero,
1 cucchiaino di sale,
12 gr di lievito (1/2 cubetto di lievito di birra).

Mettere a farina sulla spianatoia e fare la fontana (il buco al centro per chi me l'ha chiesto), aggiungere il lievito sbriciolato, lo zucchero e l'olio. Sul bordo esterno della farina mettere il sale.
Versare l'acqua un pò per volta e impastare fino a raccogliere tutti gli ingredienti, ottenere un impasto liscio e morbido e porlo a lievitare coperto fino al raddoppio. Successivamente prelevarlo e adagiarlo in uno stampo da plum cake fpderato con carta forno e metterlo a lievitare ancora fino al raddoppio, poi accendere il forno a 200° e quando è abbastanza caldo cuocerlo per circa 20 minuti. Lasciarlo raffreddare bene e chiuderlo in un sacchetto per alimenti.


CIOCCOLATA:
100 gr di cioccolato fondente,
50 gr di nocciole tritate finemente o farina di nocciole,
100 gr di zucchero,
100 ml di latte,
50 gr di burro.
In un pentolino mettere tutti gli ingredienti e mescolare bene, trasferire il pentolino sul fuoco e fare sciogliere lentamente il tutto, quando la crema accenna al bollore, mescolare ancora un minuto e poi toglierla dal fuoco, trasferirla in un barattolo di vetro, lasciarla intiepidire e riporla in frigo per qualche ora.
Successivamente tenerla in dispensa (tranne in estate).

domenica 10 marzo 2013

CROCCHE' SCHIACCIATI CON SALSICCIA.



1kg patate rosse,
2 tuorli,
sale
pepe,
parmigiano e pecorino grattugiati,
3 salsicce napoletane,
1 cucchiaio di soffritto (carota sedano cipolla)
pangrattato,
albumi per l'impanatura,
olio per friggere.

Lessare le patate senza farle sfaldare,sbucciarle ancora calde e schiacciarle con lo schiacciapatate, unire i tuorli, il parmigiano, il pecorino, il prezzemolo, sale pepe e amalgamare bene.
A parte in una padella fare appassire il soffritto con un filino d'olio, unire la salsiccia sbriciolata e farla rosolare, lasciarla cuocere il tempo necessario.
Modellare piccole parti di impasto con le mani formando delle polpette, porre al centro un cucchiaino di salsiccia, sigillare bene,  schiacciarle e passarle prima nell'albume e poi nel pangrattato, friggerle in olio ben caldo.

BOMBETTE E CANNOLI DI ZEPPOLA



250 gr. di farina,
2500 gr. di patate,
1 uovo,
25 gr. di burro,
40 gr. di zucchero,
1/2 lievito di birra,
1 cucchiai di liquore strega,
olio per friggere.

CREMA:
250 gr latte,
2 tuorli,
80 gr zucchero,
40 gr farina,
aroma a  piacere.
 In una terrina mescolare i tuorli con lo zucchero, unire la farina e mescolare bene, intanto mettere a scaldare il latte e appena accenna al bollore allontanarlo dal fuoco, unire la crema e mescolando rimettere sul fuoco, fare addensare e mettere da parte.

Lessare le patate, ancora calde sbucciarle e passarle allo schiacciapatate, mettere la farina sulla spianatoia, fare la fontana al centro e unire le uova, il burro, lo zucchero, il liquore e il lievito sciolto in poca acqua tiepida. Amalgamare tutti gli ingredienti ed ottenere un impasto morbido.
Lasciarlo lievitare fino al raddoppio poi stenderlo in una sfoglia spessa circa 1 cm, da questa sfoglia ricavare dei rettangoli 10 x5 circa, avvolgerli intorno a dei cannelli per cannoli,(di necessità virtù io li ho fatti con la carta alluminio) e friggerli in olio caldo, metterli a sgocciolare su carta per fritti, riempirli con la crema e passarli nello zucchero.
Per le bombette ricavare dei dischi con una tazzina, friggerle e poi farcirle con una siringa per dolci facendo un piccolo foro a lato, passarle nello zucchero.


sabato 9 marzo 2013

PATATINE CANCEROGENE

http://www.rischiochimico.it/drupal/patate-fritte-cancerogene-lacrilammide-ora-se-ne-sa-di-pi%C3%B9

Patate fritte cancerogene per l'acrilammide: ora se ne sa di più

Versione stampabileSend by emailVersione PDF
Una cattiva notizia per gli amanti delle patatine fritte: in realtà nota già da diversi anni.
Il problema è rappresentato dall’acrilammide, un prodotto cancerogeno per l’uomo, che si forma durante la frittura delle patatine.
Più in generale il composto si forma durante la cottura di alimenti ad alto contenuto di carboidrati a temperature superiori ai 120°C: in queste condizioni gli zuccheri semplici (liberatisi dalla decomposizione dei carboidrati) reagiscono con composti azotati (amminoacidi) formando l'acrilammide.
Il processo è favorito dall'assenza di acqua (ecco perchè la principale imputata è la frittura) e dalla presenza della asparagina (un amminoacido), oltre che ovviamente dalla teperatura e dalla concetraizone di zuccheri.
In allegato uno studio scientifico del 2002 che già in quell'anno spiegava l'inevitabile formazione di questo composto tossico nella frittura di alimenti ricchi di carboidrati (ricordiamo che i carboidrati sono zuccheri complessi che possono essere formati tra l'altro da glucosio e fruttosio).
Uno studio dell’American Chemical Association, i cui risultati sono stati pubblicati  sul Journal of Agricultural and Food Chemistry a fine settembre, ha spiegato i vari meccanismi della sua formazione (immagine di sotto) ed i diversi fattori, termodinamici e cinetici, che la influenzano.
Questo studio è importante poichè potrà permettere di ottimizzare le condizioni di frittura industriale per ottenere la più bassa concentrazione possibile di acrilammide.
Considerata la miriade di prodotti da forno derivanti dai cereali e dalle patate, il pericolo acrilamide deve assolutamente essere mantenuto sotto controllo.
La prevenzione si attua su un duplice fronte; da una parte si cerca di eliminare il problema all'origine (selezionando varietà di patate e cereali che generino la minore quantità possibile di acrilamide), dall'altro si punta sull'ottimizzazione dei processi industriali e sull'informazione della cittadinanza.
Una dieta equilibrata con un tenore di grassi ridotto, ma ricca di frutta e verdura, abbinata ad una regolare attività sportiva, costituisce la migliore premessa per una buona salute.
Eliminare parti arrostite o carbonizzate da una fetta di pane troppo tostata, aiuta a ridurre i pericoli dell'acrilamide.
Un buon fritto fatto in casa, rispettando alcune regole importanti (scegliere un olio con alto punto di fumo, mai il burro, mantenerlo ad una temperatura di 170°C e cambiarlo di volta in volta senza "rabboccarlo") è sicuramente migliore di una porzione gigante di patatine fritte da fastfood.
Tuttavia, se possibile, è meglio preferire altri metodi di cottura, come quella al vapore, la bollitura ed il cartoccio(inadatto per cibi acidi, come limoni e pomodori, perché la loro azione combinata con il calore favorisce il rilascio di alluminio dalla stagnola).
Più in generale è importante eseguire sempre una cottura scarsa od appena sufficiente, mai esagerata. Questo provvedimento, oltre a proteggerci dall'acrilamide, assicurerà una perdita ridotta delle vitamine e di altri preziosi micronutrienti contenuti soprattutto nei prodotti vegetali.
L'associazione di alimenti fritti con verdure fresche diminuisce i rischi associati all'acrilamide e ad altre sostanze tossiche che si sviluppano durante il processo di cottura (sia perché le fibre ne riducono l'assorbimento sia per il loro prezioso carico di antiossidanti ad azione antimutagena).

IL SALE COLORATO


http://www.rischiochimico.it/drupal/rischio-tossico-nel-sale-da-cucina

Rischio tossico nel sale da cucina

Versione stampabileSend by emailVersione PDF
Il sale ha una storia millenaria,  l'uomo lo ha sempre usato in ogni settore: in cucina per conservare e insaporire, in medicina per medicare e disinfettare, nelle contrattazioni come moneta, nei riti religiosi e apotropaici. Come dimenticare l'importanza e il valore del sale dall'antichità al tardo medioevo? Molte strade furono costruite appositamente per il trasporto del sale: la via Salaria  ad esempio, che collegava il Mar Tirreno  con il Mar Adriatico o la via carovaniera transaharianaTimbuctu-Sigilmasa-Taghasa che collegava il Mar Mediterraneo col ricco regno del Mali. Nel XIV secolo il viaggiatore mussulmano Ibn Battuta soggiorna a Taghasa in cui c'era un'enorme miniera di sale salgemma (parola che deriva infatti da Sigilmasa) e nel suo libro descrive  dettagliatamente come funziona la miniera e l'intero commercio del sale.
Anche oggi il sale da cucina è  un elemento fondamentale,  ma è ancora naturale come ai tempi di Ibn Battuta? Il più delle volte sì, è composto semplicemente da sale e antiaddensante, per impedire che si compatti con l'umidità. Neanche il sale iodato  presenta rischi, ma solo l'aggiunta di ioduro di sodio (naturalissimo).  Da qualche anno però si trovano in tutti i reparti di  gastronomia diversi tipi di sali da cucina dai nomi e colori esotici:sale Hawaiano, sale rosa Himalayano, sale blu di Persia, sale viola, sale della Camargue etc. Dietro ogni raffinata confezione, l'etichetta  rivela invece che il segreto di tanta varietà di colori è in realtà  un artificio.
Ritrovare i coloranti alimentari tra gli ingredienti è molto deludente perchè quando si pensa al sale, si immaginano saline marine o minerali..niente di più naturale. L'idea di un sale rosa è molto romantica, se c'è la sabbia rosa perchè non dovrebbe esserci il sale rosa? Ugualmente il sale viola che si presume sia viola perchè aromatizzato col vino rosso, o il sale nero che fa pensare sia estratto nelle isole vulcaniche hawaiane da cui prende il nome.
Invece niente di tutto questo: ancora una volta il colore è dato dagli additivi. Visto che si tratta di semplice sale bianco ma aromatizzato e colorato, si spera che almeno siano usati coloranti non tossici!
 Purtroppo non sempre è cosi, nelle foto a lato si possono confrontare i coloranti usati  nel sale viola E163 e nel sale nero E153: sono entrambi colori naturali peccato che  E153 sia cancerogeno!
E153 è  prodotto dal carbone e contiene benzopirene, un idrocarburo aromatico presente nelle nafte, cherosene, catrame da effetti tossici. Il benzopirene si produce durante la combustione, lo troviamo nel fumo di sigarette, nello scarico dei motori diesel e nel carbone. Studi scientificihanno dimostrato che l'inalazione di benzopirene crea cancro ai polmoni, l'ingestione crea danni all'apparato riproduttivo, irritazioni intestinali e dermatologiche. 
L'agenzia americana FDA permette l'uso di  E153 (Carbon Black) solo nei pesticidi, in America è vietato il consumo alimentare dal 1957.
Prima di acquistare  sali aromatizzati e colorati controlliamo sempre se i colori usati sono tossici o no. Non ci si può fidare della scritta: colorante naturale, il fatto che derivi da carbone non significa che sia salutare.

IL PANGASIO E I SUOI PERICOLI

http://www.rischiochimico.it/drupal/pangasio-pesce-economico-ma-troppi-pericoli

Pangasio: pesce economico ma troppi pericoli

Versione stampabileSend by emailVersione PDF
Il Pangasio è probabilmente il pesce più economico che possiamo trovare in commercio. Ha pochi grassi ed è ricco di omega 3.
Inoltre possiede un sapore delicato ed ha poche spine.
Per queste ragioni è molto diffuso nelle mense pubbliche: dalle scuole, alle aziende e ospedali.
In un precedente articolo abbiamo spiegato quanti additivi chimici, legali e non, vengono aggiunti al pesce fresco e congelato per mantenerne compatte le carni e farle apparire più fresche.
Il Pangasio è sicuramente uno tra i pesci più "additivati" proprio perchè ha le carni molto tenere e non avendo spine rischia di scomporsi facilmente.
Ancora più importante è sapere che quasi tutto il Pangasio proviene  da allevamenti situati nel delta del fiume Mekong in Vietnam, uno dei fiumi più inquinati del mondo.
Il fiume Mekong attraversa diversi paesi asiatici che scaricano nelle sue acque senza la tutela ambientale che esistono nei paesi più progrediti. 
Il Mekong, dall’altopiano del Tibet, attraversa la provincia cinese dello Yunnan, il Myanmar, la Thailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam: gli scarichi industriali sono più di 200.
Il Wwf internazionale ha già da tempo lanciato l’allarme sulle condizioni del fiume e sulla presenza di antibiotici nelle acque dove viene allevato il pangasio .
Il problema di fondo è che il pesce allevato in quelle zone non subisce controlli alimentari severi: viene allevato, pescato ed inviato sulle nostre tavole senza filtri. Paradossalmernte il pesce pescato ed allevato nelle nostre acque §(molto più pulite) subisce molti più controlli. Cioè viene controllato quello che probabilmente è più sicuro e non viene controllato quello che probabilmente non lo è. I paradossi della globalizzazione.
Poi c'è il discorso "mistificazione". Il pangasio ha un sapore delicato e quindi è spaccibile  pesci più pregiati. E' frequente che nei ristoranti senza scrupoli, ordiniamo sogliola e ci arrivi sul piatto il pangasio (ma sullo scontrino il prezzo è quello della sogliola).
Spesso non ha l’etichetta regolamentare, perchè forse la gente non lo comprerebbe.
Sono cose risapute da tempo ma su cui molti tendono a minimizzare poichè d'altronde gli interessi economici in gioco non sono modesti: il pangasio viene distribuito in tutto il mondo con un giro d'affari rilevante.
La novità di oggi  che è che un'associazione di consumatori, Assoconsum, lancia il suo allarme.
In una nota il suo responsabile legale, Aldo Perrotta dichiara:
"Assoconsum prosegue la propria attività di informazione dei consumatori sui rischi sempre più diffusi legati ai prodotti alimentari. Stando agli esiti di una ricerca condotta sulla distribuzione alimentare,sconsigliamo agli italiani di mangiare il pesce pangasio. Le analisi alle quali sono state sottoposte varie confezioni comprate in numerosi supermercati e negozi italiani, continua Perrotta, hanno evidenziato che questo pesce proveniente dal Vietnam, dalle foci del fiume Mekong, uno dei 5 fiumi più inquinati del mondo, è trattato probabilmente con l'E451 (trifosfato di sodio o di potassio) un additivo chimico utilizzato per poter mantenere compatte le carni (essendo praticamente un pesce privo di lische). Questo additivo è gravemente dannoso per la salute in quanto ostacola l'assorbimento dei minerali da parte del nostro organismo. E' pertanto necessario eliminare dalle mense scolastiche e dal commercio questo pesce poiché, è sicuramente economico, ma anche dannoso per la salute".
L'osservazione sul pericolo dell'E451 di Assoconsum è correttissima: i polifosfati sono pericolosi poichè  interferiscono con diversi processi metabilici , tra cui quelli di assorbimento di sostanze nutritive e sali minerali.
Sono aggiunti al pangasio perchè trattengono l'acqua, tengono compatte le carni ed hanno anche un'azione antimicrobica (per inedire che "vada a male").
E poichè sono presenti in molti alimenti il rischio di accumulo nell'organismo è elevato.
Una volta ne erano piene le carni insaccate, ora il consumatore ci sta attento (e di conseguneza le ditte si sono adeguate) e credo che tutti noi quando compriamo il prosciutto cotto o i wrustel scegliamo sempre quelli con la scritta "senza polifosfati aggiunti".
Impariamo a leggere bene le etichette anche del pesce surgelato o decongelato venduto al banco del fresco: se il pesce è decongelato deve essere esposto il cartellino del prodotto con indicati gli additivi (nel congelato ci sono quasi sempre).
Nel pangasio si trova sempre indicato nell'etichetta la presenza di E451, E452 (sempre classe dei polifosfati). Talvolta anche di E331, E332 (citrati).
Fatevi un giro al supermercato e controllate nel banco dei surgelati. Fate le fotto delleetichette delle confezioni e postatele come commento all'articolo.
Un altro rischio proviene dai mangimi dati al pangasio: non si nulla in merito. Assoconsum sostiene che gli siano somministrate farine provinete dal Perù (dove i controlli sono scarsi). Altri sostengono che gli vengano dati scarti di lavorazione dello stesso pesce, sempre senza controlli.
 I prezzi (risalenti al 2008) sono comunque incredibilmente bassi.
Prezzo all’importazione 1,8 dollari al chilo, 1,3 milioni di tonnellate ogni anno nella Ue passando dall’Olanda.
Un consiglio: se vogliamo risparmiare sul pesce compriamo una trota di allevamento. E' italiana 100% e costa pochissimo. Ma soprattutto stiamo attenti a cosa mangiano i nostri bambini alle mense scolastiche.

venerdì 8 marzo 2013

IL FILOSCIO


La cucina tradizionale partenopea raccoglie tante preparazioni derivate dagli influssi francesi del periodo borbonico.
Infatti tante preparazioni tipiche della gastronomia napoletana sono frutto della fusione tra ingredienti e tecniche francesi e napoletane, un esempio ne è il "Filoscio", una fusione gastronomica-linguistica tra una frittata e un omelette.
La frittata è una senplice preparazione di uova sbattute e talvolta arricchite da altri ingredienti come verdure e fritta da entrambi i lati, invece l'omelette è una frittata più sottile che si cuoce solo da un lato e dopo aver aggiunto la farcitura si chiude a mezzaluna, con il risultato che al centro rimane più umida.
Dunque il filoscio, dal francese filoche ovvero sottile è una frittata più sottile, avvolta su se stessa e farcita con provola o mozzarella.
Il filoscio è uno di quei piatti poveri che un tempo risolvevano il desco con poco, le uova non mancavano quasi mai nelle dispense e quando c'era pure un formaggio allora il filoscio era d'obbligo e se poi si infilava nel famoso cozzetiello caldo (la parte estrema del pane) la festa per il palato era assicurata.
Bisogna però sapere che il filoscio prevede solo ripieno di formaggio mentre invece la frittata può essere realizzata anche con verdure, unica eccezione sono le cipolle che possono farcire sia il filoscio che la frittata.

Per un filoscio e dunque per una persona occorrono:
2 uova,
2 fette di provola del giorno prima,
sale,
pepe,
olio evo.
Preparate una padella con un filo d'olio evo e fate scaldare dolcemente, intanto sbattete le uova con il sale ed il pepe, versatele nella padella e fate cuocere alzando più volte la frittata (senza voltarla) con una spatola, di modo che si rapprende senza colorirsi troppo, appena si è rappresa in superficie adagiate la provola a fette e avvolgete la frittata, aiutandovi con la spatola. Chiudete il fuoco e coprite con un coperchio (era il segreto di mia nonna) pochi secondi affinchè la provola si fonda bene, servite subito.






La caratteristica principale di questa pietanza è la rapidità dell'esecuzione, penso che ci voglia più tempo a descriverne il procedimento che a realizzarlo.

DI MALE IN PEGGIO 2



15:31

Francia, dal barattolo di fagiolini spunta anche un topo morto

In pieno scandalo carne di cavallo che ha travolto tutta Europa l’ennesimo allarme, decisamente disgustoso, arriva dalla Francia. Un topo morto è stato trovato in un barattolo di fagiolini verdi Carrefour.

Francia, dal barattolo di fagiolini spunta anche un topo morto.
C’era anche quello che proprio non ti aspetti in un barattolo di fagiolini verdi della ditta Carrefour acquistato in Francia. Tra la verdura, nel piatto del consumatore, è finito infatti un topo morto. Un allarme che arriva nel periodo dei massimi controlli in tutta Europa successivi agli scandali della carne di cavallo e che ha spinto, così ha scritto De le Parisien (che ha mostrato ciò è uscito dal barattolo insieme ai fagiolini), subito l’azienda ad aprire un’indagine e a ritirare dal mercato grandi quantità del prodotto. Il roditore si trovava in una confezione di fagiolini Grand Jury, un prodotto premiato dal gruppo Carrefour, che si è immediatamente scusato con i clienti parlando di un “caso eccezionale”. “Siamo dispiaciutissimi e il nostro servizio consumatori si è scusato con il cliente”, così il gigante della distribuzione che ha detto che il fornitore del prodotto è una piccola azienda francese che è stata informata e che provvederà a scoprire come il roditore sia finito nel cibo.


continua su: http://www.fanpage.it/francia-dal-barattolo-di-fagiolini-spunta-anche-un-topo-morto/#ixzz2My3KTgN1 
http://www.fanpage.it

giovedì 7 marzo 2013

SPINACINE


400 gr di macinato di tacchino,
250 gr di spinaci o bietoline al netto degli scarti,
1 uovo,
parmigiano,
sale,
curry,
pangrattato,
olio per friggere.

Pulire e lavare gli spinaci, tritarli  e lasciarli gocciolare in un colino, intanto in una terrina mettere la carne, l'uovo, il curry, il parmigiano, gli spinaci e il sale, amalgamare ed aggiungere un pò di pangrattato per ottenere un composto lavorabile.
Predisporre un piatto con pangrattato, prelevare un pò di impasto e formare delle cotolette, passarle nelpangrattato e friggerle in olio caldo.

SPAGHETTI RICOTTA E PERA.....

Al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere.....e se il cacio in questione fosse la ricotta?
In fondo esiste un dolce che porta la firma di autenticità campana, anzi amalfitana, che ci invidiano per il felice e quanto mai riuscito accostamento tra la ricotta e le pere.
Tutto questo pensavo intanto che m'inoltravo tra i corridoi del supermercato, così mi sono fermata al banco dei salumi ed ho preso una bella ricotta vaccina, più nota a Napoli come ricotta romana.
A casa ho pensato come elaborare il mio piatto.
 Dunque la ricotta in purezza mi sa troppo di pasta con la ricotta(ho pensato), buona per carità ma troppo banale, allora mi decido e opto per una ricotta al forno.
Lo so potevo comprarla e mi risparmiavo un pò di lavoro, ma volete mettere la soddisfazione di farmela da me? E poi con quel che si sente ultimamente, meglio evitare cibi già pronti, mi immagino quella bella crosticina marrone intorno alla ricotta, più che altro è il marrone che mi preoccupa.
Beh! Facezie a parte vediamo cosa ho combinato:
innanztutto ho acceso il forno a 180°, ho tagliato a fette spesse la ricotta e l'ho sistemate su una teglia foderata con carta forno, ho salato la ricotta e l'ho irrorata con il succo di mezzo limone, l'ho infilata in forno e l'ho lasciata asciugare per circa un'ora.

 Dopo ho messo sul fuoco la pentola per gli spafhetti ed intanto ho lavato due pere williams (400gr), le ho sbucciate e immerse in acqua fredda per non farle ossidare, ho messo in una padella un generoso filo d'olio evo (tre cucchiai circa), ho grattuggiato le pere con la grattugia da verdure e le ho insaporite nell'olio caldo, ho salato, pepato e aggiunto un pò di curry, intanto ho tagliato a dadini la ricotta e l'ho unita alle pere.
A parte ho mescolato un cucchiaio di farina in un bicchiere di latte scremato freddo, l'ho versato nella padella e ho lasciato rapprendere, ho aggiunto ancora un pò di latte, ho verificato il sale ed ho versato gli spaghetti scolandoli con un forchettone direttamente nella padella e lasciandoli un pò con la loro acqua, li ho mantecati aggiungendo ancora un mestolino d'acqua di cottura e del parmigiano.


500 gr di ricotta,
succo di mezzo limone,
400 gr di pere williams,
400 gr di spaghetti,
1 bicchiere e mezzo circa di latte scremato,(si può sostituire anche con panna secondo i gusti e senza la farina),
1 cucchiaio di farina,
sale,
pepe,
curry,
parmigiano.

mercoledì 6 marzo 2013

SCALOPPINE FARCITE.

8 fettine di vitello sottili,
4 fette di prosciutto crudo,
200 gr di formaggio cremoso tipo piladelphia,
1 cucchiaio di soffriito (carota, sedano, cipolla),
olio evo,
farina q.b.
latte q.b.
sale,
parmigiano.

Su ogni fetta di carne spalmare il formaggio, sistemare una fetta di prosciutto e chiudere le fette formando dei sandwich.
In una padella ampia fare appassire il soffritto in un filo d'olio, passare le scaloppine nella farina e adagiarle nella padella, scottarle da entrambi i lati senza farle aprire per pochi minuti, versare u pò di latte, salare e lasciare cuocere con il coperchio 3 minuti circa (la carne è sottile), adagiarle poi in una pirofila e nel fondo di cottura versare ancora un pò di latte con del parmigiano, fare addensare velocemente e versare sulle scaloppine.
Servire calde.

lunedì 4 marzo 2013

PANINI NAPOLETANI


1 lievito,
250 gr di latte scremato,
1 uovo intero,
1 cucchiaino di zucchero,
50 gr di olio evo,
550 gr di farina,
10 gr di sale.
1 tuorlo per spennellare, pepe e parmigiano per spolverizzare la superficie.
Salumi e formaggi a piacere, io ho utilizzato emmental a dadini e mortadella a fette intere.

Mettere la farina sulla spianatoia, porre al centro olio,lievito,sale, zucchero, uovo e versare il latte tiepido lentamente,intridere tutti gli ingredienti e formare un impasto morbido e liscio.Porlo a lievitare fino al raddoppio.

Lasciarlo lievitare nel boccale fino al raddoppio dopodichè  stenderlo con le mani in un grosso rettangolo, farcirlo in maniera uniforme con il formaggio e le fette di mortadella, arrotolare l'impasto su stesso e formare un cilindro, schiacciarlo acciocchè tutti gli ingredienti si leghino bene alla pasta e poi tagliare dei pezzi larghi all'incirca 3/4 cm adagiarli su una teglia unta o foderata con carta forno e spennellare la superficie con il tuorlo, spolverizzare con il pepe ed il parmigiano e lasciare lievitare ancora un'ora. Dopo cuocere in forno già caldo a 200° per circa 15/20 minuti.

MOZZARELLA IN CARROZZA

In tempi di crisi come questi, nei quali crollano non solo gli imperi finanziari e industriali, ma anche e soprattutto le economie fam...