giovedì 18 luglio 2013

RISO ALLA CANTONESE.......cucina con ciro



250 gr riso
125 gr prosciutto cotto a dadini
1 cipolla media
3 uova
sale
curry
un pizzico di cannella
250 gr piselli
olio evo

 cuocete il riso  in abbondante acqua salata per circa 10 minuti . Nel frattempo cuocete i piselli al vaporee spegnete il fuoco quando saranno ancora al dente. Tritate la cipolla molto finemente, poi sbattete le uova in una ciotola con un pizzico di sale e aggiungete metà cipolla tritata. Strapazzate le uova con due cucchiai di olio , facendole cuocere molto bene. Una volta pronte trasferitele in un piatto e spezzettatele finemente con una forchetta . Ponete in una pentola due cucchiai di olio e fatevi saltare il prosciutto a cubetti e i piselli con un pizzico di sale per 2 minuti. Quando il riso sarà al dente, scolatelo e mettelo da parte. Infine mettete ad appassire l’altra metà della cipolla assieme a due cucchiai d’olio, poi aggiungete il riso,la cannella e il curry. Dopo qualche minuto aggiungete al riso i piselli e le uova; fateli saltare a fiamma bassa per 2 minuti tutti assieme . Amalgamate per bene tutti gli ingredienti e servite immediatamente il riso.

martedì 16 luglio 2013

GLI ONESTI

Non è facile parlare di onestà perché talvolta non è chiaro neanche a noi che cosa voglia dire realmente essere “onesti”. Senza avere la pretesa di star qui a fare rivelazioni sconcertanti o di svelare verità sconosciute , io credo che l’onestà sia una scelta di vita, concreta ed arbitraria, si può scegliere di esserlo o di non esserlo onesti.
L'onestà è un obiettivo da raggiungere, un ideale che ci poniamo di raggiungere a scuola come al lavoro o nella vita di tutti i giorni.
Onesti si nasce per genetica e si diventa per educazione, e se è vero che (nessuno ci regala nulla cit. Roberta) è solo perchè si è scelto di stare dalla parte degli onesti.

GLI ONESTI
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi

principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per

abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci

niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in

denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il

guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre

persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli

a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano

che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo

facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano

abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri);

non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute

più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre

più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in

margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di

tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna

pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e

affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato

di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà

degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume

corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il

resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti,

per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato

ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.”

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

di Italo Calvino

domenica 14 luglio 2013

POLLO AL COCCO CON JULIENNE DI ZUCCHINE...cucina con ciro

2 petti di pollo
4 zucchine medie
1 cipolla rossa
zenzero
4 bicchieri di latte
3 cucchiai di farina di cocco
4 rametti di prezzemolo
2 limoni
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale
prezzemolo tritato

In una ciotola unite il latte con la farina di cocco e tenete da parte.
Tagliate i petti di pollo a pezzetti. Sbucciate la cipolla e tritatela finemente; spremete uno dei due limoni.
In una padella scaldate l’olio extravergine di oliva e ponetevi a rosolare i filetti di pollo, facendoli colorire uniformemente; aggiungete quindi la cipolla tritata e un pò di zenzero, versate il succo del limone e il latte con il cocco, salate e mescolate. Coprite la padella e cuocete a fuoco basso per 20 minuti, avendo cura di non far asciugare troppo la carne.
Nel frattempo lavate e spuntate le zucchine, tagliatele a julienne e saltatele in padella con un filo d'olio e sale.
Disponete il pollo nei piatti,spolverizzate  con il prezzemolo lavato e sminuzzato; distribuitevi sopra il fondo di cottura e accompagnateli con una porzione della julienne di zucchine.
Servite in tavola con spicchi di limone , da spremere a piacere sulla carne e sulle zucchine.

sabato 13 luglio 2013

POMODORI RIPIENI....cucina con ciro.


4 pomodori da insalata oblunghi,
1 confezione di fiocchi di latte,
1 cucchiaio di pangrattato,
olio evo,
sale,
basilico.
aceto balsamico
Lavare i pomodori e tagliarli a metà nel senso della lunghezza, scavarli e raccogliere la polpa in una terrina,salare l'interno dei pomodori.Unire alla polpa i fiocchi, il pangrattato,il sale, il basilico e l'olio, frullare il tutto in un mixer e riempire i pomodori con la crema ottenuta, adagiarli su un piatto e condire con l'aceto balsamico.

FRITTATA DAY

Oggi lo famo strano....il pranzo, prepariamo un tris di frittate al forno accompagnato da una salsa di pomodoro.

FRITTATA DI ZUCCHINE:
4 zucchine scure lavate, spuntate, tagliate a rondelle e fritte.
3 uova,
1 cucchiaio di farina,
2 tazzine di latte,
un pizzico di lievito per salati,
sale, pepe,
parmigiano.
In una terrina montate le uova con la farina, unite il latte, il lievito, il sale, il parmigiano, il pepe e per ultime le zucchine. Ungete una teglia da 24 cm. versate il composto e cuocete in forno già caldo a 250° per 15 minuti circa.


FRITTATA DI PATATE:
2 patate grandi lavate, sbucciate, tagliate a dadini e fritte.
3 uova,
1 cucchiaio di farina,
2 tazzine di latte,
un pizzico di lievito per salati,
sale, pepe,
parmigiano.
Stesso procedimento della frittata di zucchine.

FRITTATA DI CIPOLLE ROSSE:
2 uova,
2 cipolle di tropea sbucciate, tagliate a rondelle e fritte,
1/2 cucchiaio di farina,
1 tazzina di latte,
un pizzico di lievito per salati,
sale, pepe,
parmigiano.
Stesso procedimento delle altre frittate.

IL CIPOLLOTTO E LA FRITTATA



Il Cipollotto Nocerino Dop è l’ortaggio maggiormente diffuso nella zona nocerino-sarnese e di certo contende al Pomodoro san Marzano, la caratterizzazione e l’identità agricola di quell’ area. La sua presenza è considerata autoctona da secoli, dato che arrivò sulle coste campane ai tempi delle civiltà mercantili fenicie ed egiziane che attraversavano il mediterraneo commerciando con le popolazioni italiche.
Subito ambientotasi nella Campania Felix, il cipollotto trovò l’habitat ideale nella Valle del Sarno dove divenne una delle principali basi della cucina pompeiana, particolarmente apprezzato per le sue proprietà benefiche e curative.
 Negli scavi di Pompei, in via Porta Nuceria, si trova, infatti il Larario del Sarno, dove erano custoditi i lari, numi tutelari della casa e della famiglia. Nei dipinti del Larario, il cipollotto è raffigurato così come lo vediamo tutt’ oggi nei campi, siamo quindi in presenza di una specie vegetale che gode di una lunghissima storia genetica che continua.
E' una cipolla a raccolta primaverile (da marzo a giugno)  utilizzata soprattutto per il consumo fresco, non avendo un’elevata propensione alla conservazione.
Può essere consumata cruda nelle insalate od anche cotta, ad esempio con le uova per la classica frittata.
La frittata di cipolle è un classico della cucina tradizionale campana, mia nonna ne faceva una versione con la mollica di pane, oggetto di feroce contesa tra i commensali.
Dall'idea di non sprecare, la mollica rappresentava una sorta di spugna atta a lucidare la terrina in cui erano state battute le uova che poi andava ad unirsi alla frittata in cottura.
Per realizzare la frittata di cipollotti munirsi di tanti cipollotti quanti sono i commensali, lavarli, eliminare la parte estrema del gambo, la parte sottostante ed affettarli, in una padella appassirli in olio evo senza cuocerli troppo ed appena freddi aggiungerli alle uova battute con sale, pepe e parmigiano.
Nella stessa padella dei cipollotti aggiungere ancora un pò d'olio e appena è caldo versare le uova, farle rapprendere e poi voltare la frittata dall'altro lato, lasciare cuocere pochi minuti e servire calda.




O MURZILL SAPURIT


Capita spesso che i nostri ragazzi si imbattono in espressioni culinarie ormai desuete e ne reclamano il significato.
Ecco perchè amo ravvivare la storia della tradizione culinaria tentando di tradurre verbalmente e praticamente la cultura gastronomica partenopea.
E' dunque il caso do " murzillo sapurito " o " 'mpustarella " o " marennella " cioè merenda, colazione, che nulla hanno a che fare con la merenda e la colazione dei nostri tempi.
 Anni addietro, o murzillo sapurito, ha rappresentato il tipico piatto della famiglia napoletana numerosa che non avendo grandi risorse per impostare il desco quotidiano, preparava un pasto completo composto dal pane e dal companatico, dove il companatico poteva essere :  sale e uoglio, polpette, puparuoli, parmigiana di melanzane, e tanti altri ancora legati alla fantasia e alle " tasche " di chi lo preparava. O murzillo sapurito era il pasto degli operai, che nell'ora dedicata al pranzo, senza allontanarsi dal posto di lavoro, tiravano fuori la loro " marenna" che era composta , dalla parte terminale del "Palatone" di pane, il " cozzetiello " come lo chiamiamo a Napoli, nel quale veniva praticato un foro scavando la mollica e nel quale si sistemava il companatico e  poi si chiudeva con la stessa mollica intrisa di sugo e messa a mo di tappo.
Oggi il cozzettiello è stato soppiantato da panini che vengono preparati e venduti in molte rosticcerie napoletane e dove il concetto di piatto povero non ha più ragione di esistere perchè consumare un panino con la parmigiana è cosa quasi da "ricchi"........

mercoledì 3 luglio 2013

TUTTO COME ALLORA



Quante volte abbiamo sentito l’aggettivo “kafkiano”? E abbinato a che cosa? Esatto: burocrazia kafkiana, situazione kafkiana e simili. Spesso il nome dello scrittore praghese nato 130 anni fa viene associato a una burocrazia inefficiente e labirintica, ad accuse ricevute non si sa bene per quale reato o ad altre situazioni in cui il cittadino si sente solo, inerme e pieno di angoscie di fronte alla legge e allo Stato. In un racconto intitolato «La supplica respinta», scritto a metà del 1920 e pubblicato postumo nel 1931, l’autore rende al meglio l’angoscia che incute un potere visto come distante, inavvicinabile e quasi immotivato.
Ambientato in Cina (ma probabilmente si tratta di un ritratto allegorico dell’Austria-Ungheria appena scomparsa) in un’epoca imprecisata in una piccola cittadina molto distante dalla capitale, dove nessuna informazione arriva, almeno per i cittadini «invece i funzionari del governo hanno un ottimo collegamento con la capitale: nel giro di due o tre mesi essi possono (almeno così dicono) ricevere una notizia di là».
In questa remota cittadina, dove i rivolgimenti della capitale non arrivano da tempo imprecisato un funzionario detiene un potere spropositato, quasi di vita o di morte: è l’esattore capo delle imposte, da tutti soprannominato “colonnello”. Ma leggiamone la descrizione e poi il suo atteggiamento nei confronti delle richieste della cittadinanza:
«Questo colonnello, dunque, domina la nostra cittadina. Credo che egli non abbia mai ancora mostrato a nessuno un documento che autorizzi a farlo. Probabilmente non possiede neppure un documento del genere. Può darsi che sia effettivamente esattore capo delle imposte. Ma è tutto lì? Forse che tale grado gli conferisce l’autorizzazione a dominare in tutti i settori dell’amministrazione? Certamente la sua carica è molto importante per lo Stato, ma per i cittadini non è quello che conta maggiormente. Da noi si ha quasi l’impressione che la gente dica: “Ormai ci hai preso tutto quello che avevamo; ti supplichiamo di prenderci in aggiunta anche noi stessi”. Di fatti, non si può dire che egli si sia impadronito del potere, e non è neanche un tiranno. Fin dai tempi antichi le cose sono andate in maniera tale che il funzionario capo delle imposte fosse il primo funzionario, e nell’accettare questa tradizione il colonnello non è differente da noi.
Ma benché egli viva fra di noi senza troppe distinzioni di carica, tuttavia è pur sempre qualcosa di ben diverso dai cittadini comuni. Quando gli si presenta una delegazione con qualche richiesta lui la fronteggia come fosse il muro del mondo. Dietro a lui non c’è più nulla: vi si continua a sentire come per intuizione qualche voce che sussurra; ma probabilmente è un’illusione, perché lui significa la parola conclusiva di tutto, almeno per noi. Bisogna averlo visto in queste circostanze! Da bambino fui presente una volta allorché una rappresentanza di cittadini andò a chiedergli un sussidio governativo, perché il quartiere più povero della nostra cittadina era stato completamente distrutto da un incendio.
[...]
Intanto quello che doveva parlare all’inizio era riuscito a trovare la calma e la concentrazione e, sorretto da due concittadini, teneva il discorso. Era commovente vederlo sorridere tutti i momenti, in quel discorso serio che descriveva la grande sciagura, ed era un sorriso umilissimo che cercava inutilmente di suscitare sul viso del colonnello un riverbero, anche solo lieve. Alla fine presentò la supplica; mi pare che chiedesse soltanto l’esenzione dalle tasse per un anno, o forse anche la concessione di un po’ di legname da costruzione a basso prezzo e proveniente dalle foreste imperiali. Quindi s’inchinò profondamente e rimase in quell’atteggiamento, come tutti gli altri, ad eccezione del colonnello, dei soldati e di alcuni funzionari che erano sullo sfondo.
[...]
Trascorse qualche tempo, finché un funzionario, piuttosto basso di statura, si presentò al colonnello, cercò di alzarsi sulle punte dei piedi fin verso di lui che rimaneva ancora immobile, eccezion fatta per il suo respiro profondo; e dopo essersi fatto sussurrare qualcosa all’orecchio, battè le mani facendo alzare tutti quanti, e annunciò: "La supplica è respinta! Allontanatevi!"»

Lungaggini burocratiche, formalismo, richieste legittime respinte, inflessibilità nei confronti dei deboli. Buon compleanno Franz. Le tue situazioni sono rimaste come le avevi lasciate.
http://www.linkiesta.it/kafka-fisco#ixzz2Y0mWNUg1

CHERRY PIE di Dale Cooper

Twin Peaks, il ritorno Il grande ritorno della creatura di David Lynch e Mark Frost è stato lanciato così, con poco indizi che hanno scombu...